venerdì 18 febbraio 2011

ARTEMISIA GENTILESCHI

 

Artemisia Lomi Gentileschi (Roma, 8 luglio 1593Napoli, 1653) è stata una pittrice italiana di scuola caravaggesca.
Nacque a Roma l'8 luglio 1593, primogenita del pittore toscano Orazio Gentileschi, esponente di primo piano del caravaggismo romano, e di Prudenzia Montone, che morì prematuramente.

Presso la bottega paterna, assieme ai fratelli, ma dimostrando rispetto ad essi maggiore talento, Artemisia ebbe il suo apprendistato artistico, imparando il disegno, il modo di impastare i colori e di dar lucentezza ai dipinti, (come sappiamo dalla testimonianza di un apprendista di Orazio, Niccolò Bedino, che al processo per lo stupro di Artemisia1609, pur non dipingendo ancora, ma limitandosi a disegnare bozze per la Sala del Concistoro nel Palazzo del Quirinale).
Dal processo emerse anche che i primi esercizi di pittura della giovane ebbero per soggetto l'amica Tuzia e il figlio[1].
Tuzia, vicina di casa dei Gentileschi, aveva cominciato la loro frequentazione agli inizi del 1611; il pittore un giorno l'aveva trovata in casa propria a intrattenere la figlia e, compiaciuto di questa compagnia femminile, l'aveva invitata con la sua famiglia ad abitare insieme, al secondo piano della sua casa in via della Croce[2]. Da quel momento Tuzia divenne inquilina di Gentileschi e compagna di Artemisia.[3].
Artemisia mostrò quindi ben presto un talento precoce, che venne nutrito dallo stimolante ambiente romano[1][4] (Artemisia fu battezzata da un altro pittore, Pietro Rinaldi, e così i suoi fratelli da altre personalità artistiche di spicco del tempo). A Roma vi era un concentramento di relazioni tra artisti: Artemisia crebbe in un quartiere popolato da pittori e artigiani e il suo ambiente naturale era legato all’arte: tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento Caravaggio lavorava nella Basilica di Santa Maria del Popolo e nella Chiesa di San Luigi dei Francesi, Guido Reni e Domenichino gestivano il cantiere a S.Gregorio Magno, i Carracci terminavano gli affreschi della Galleria Farnese[5].
Poiché lo stile del padre, in quegli anni, si riferiva esplicitamente all'arte del Caravaggio (con cui Orazio ebbe rapporti di familiarità), anche gli esordi artistici di Artemisia si collocano, per molti versi, sulla scia del pittore lombardo[6]
Probabilmente Artemisia conobbe personalmente Caravaggio, che usava prendere in prestito strumenti dalla bottega di Orazio (tanto che Orazio fu coinvolto nelle accuse di diffamazione fatte a Caravaggio dal pittore Giovanni Baglione)[7]. e dal fermento artistico che gravitava intorno alla sua casa, frequentata assiduamente da altri pittori, amici e colleghi del padre









Per la critica è stato impossibile non associare la pressione esercitata dai due vecchioni su Susanna al complesso rapporto di Artemisia con il padre e con Agostino Tassi, il pittore che nel maggio 1611 la stuprò: tra l'altro, uno dei due Vecchioni è particolarmente giovane e presenta una barba nera


Il padre denunciò il Tassi che dopo la violenza, non aveva potuto "rimediare" con un matrimonio riparatore. Il problema è che il pittore era già sposato (e nel frattempo manteneva anche una relazione incestuosa con la sorella della moglie). Del processo che ne seguì è rimasta esauriente testimonianza documentale, che colpisce per la crudezza del resoconto di Artemisia e per i metodi inquisitori del tribunale. 
Gli atti del processo (conclusosi con una lieve condanna del Tassi) hanno avuto grande influenza sulla lettura in chiave femminista, data nella seconda metà del XX secolo, alla figura di Artemisia Gentileschi[16]. È da sottolineare il fatto che Artemisia accettò di deporre le accuse sotto tortura, che consistette nello schiacciamento dei pollici attraverso uno strumento usato ampiamente all'epoca. Una lettura del processo basata sul concetto di stuprum inteso come nella normativa del Seicento si intendeva, e dunque come deflorazione di donna vergine o come rapporto sessuale dietro promessa di matrimonio non mantenuta, è il risultato degli studi più recenti[17].


IL tutto l'ho preso da wikipedia
la vita, le capacità, di ARTEMISIA........... le torture che ha dovuto subire, le denigrazioni, lei la vittima......
perchè e sempre stato ed è così difficile essere donna?

7 commenti:

  1. Il nostro patrimonio, storico, artistico, culturale è così vario e complesso che è impossibile sapere tutto. Conosco la Gentileschi solo di fama, non conosco ne le sue opere. Essere donna in quel periodo...paura! Un saluto a voi.

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  2. si, tiziana, hai ragione, essere donna è sempre stato difficile, ma in certi periodi storici lo è stato ancora di più, sopratutto se si voleva uscire dai soliti e stereotipati canoni: casa, famiglia.

    ti auguro una buona domenica.

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  3. Grazie ,per averci fatto ricordare questa grande artista.Ti auguro una felice serata;saluti a presto

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  4. grazie a te cavaliere oscuro, via via che ci pensavo mi è venuto in mente, perchè non dedicare uno spazio volta per volta alle donne che hanno spaziato nei vari campi? artistici scentifici storici eccecc
    così ogni settimana cercherò di raccontare la storia di una di noi,
    una felice sera pure a te.

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  5. grazie stella, un grosso abbraccio pure a te e una dolce notte................

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  6. Ho risposto al tuo commento nel mio post.Se prepari qualche post sull'eutanasia;sarò ben lieto di pubblicarlo.Purtroppo in Italia ci sono molti controsensi e speriamo che si inizia a cambiare qualcosa.Salutoni e buon inizio di settimana.

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Fatti non foste a viver come bruti
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de’remi facemmo ali al folle volo,