lunedì 31 gennaio 2011

DIMENTICARE: MAI !

Prima sono venuti a prendere gli zingari,
e noi non abbiamo protestato perché non eravamo zingari;
poi sono venuti a prendere gli ebrei,
e noi non abbiamo protestato perché non eravamo ebrei;
poi sono venuti a prendere i comunisti,
e noi non abbiamo protestato perché non eravamo comunisti;
poi sono venuti a prendere gli omosessuali,
e noi non abbiamo protestato perché non eravamo omosessuali;
infine sono venuti a prendere noi,
e non c’era più nessuno capace di protestare. 


 



«A me ha fatto un’impressione enorme Martin Niemöller (uno dei grandi resistenti contro Hitler, insieme con Bonhoeffer. Martin Niemöller è sopravvissuto al campo di concentramento di Dachau, Bonhoeffer è stato invece impiccato).
Quando Martin Niemöller è uscito, alcuni giornalisti gli hanno chiesto: "Martin, cosa dici del popolo tedesco? Tutti hanno mollato tutto davanti al nazismo: Chiese, Sindacati,... Tutti! Erano quattro gatti che hanno fatto la resistenza al nazismo, quattro gatti! Cosa dici?". E Martin è stato splendido. Ha detto: "Siamo tutti colpevoli". -Siamo-, non -Siete-, -Siamo-! Se ci siamo su questa barca è perché tutti noi lo vogliamo. Era stato MartinNiemöller che aveva detto quella famosa frase: "Quando la Gestapo ha cominciato a venire ad arrestare i comunisti, io non ho detto nulla perché non ero un comunista. Quando la Gestapo è venuta per arrestare gli ebrei, io non ho detto nulla perché non ero un ebreo. Quando la Gestapo è venuta per arrestare i sindacalisti, non ho detto nulla perché io non ero un sindacalista. Quando è venuta per arrestare i cattolici, non ho detto nulla perché io non ero un cattolico. Quando alla fine son venuti per arrestare me, non c’era più nessuno per parlare". La logica è questa».


venerdì 28 gennaio 2011

AMORE


“Amor, ch’ al cor gentil ratto s’apprende, prese costui de la bella persona che mi fu tolta; e il modo ancor m’offende…

Amor, ch’al nullo amato amar perdona, mi prese costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m’abbandona…

Noi leggevamo un giorno per diletto di Lancillotto come amor lo strinse;
soli eravamo e sansa alcun sospetto. 
Per più fiate li occhi ci sospinse quella lettura, e scolorocci il viso; ma solo un punto fu quel che ci vinse.

Quando leggemmo del disiato riso esser basciato da cotanto amante, questi, che mai da me non fia diviso, la bocca mi basciò tutto tremante. 

Galeotto fu il libro e chi lo scrisse; 
quel giorno più non vi leggemmo avante.”
  

 CHE ALTRO DIRE?
QUANDO LEGGO QUESTI VERSI, 
è SEMPRE UN'EMOZIONE................

  

martedì 18 gennaio 2011

MALESSERE

CIAO BLOGGHINO..................
oggi ho la tosse................... mi fa male la gola e sto male................... mondo cane..........................




 

poco per volta ti sto costruendo, veramente mi sembra di essere scema a parlare con un pc, ma tant'è.........................
poi faccio un giro per altri blog, che certo sono molto più belli dei miei, più interessanti, più pertinenti (a che cosa? bò!) 
e così mi dico: scrivi anche tu, chiacchiera anche tu con il tuo pc, certo un domani avremo un robot vero, che ci guarderà ci ascolterà e forse ci romperà l'anima dicendoci qual'è la migliore cosa da fare, ma per il momento caro il mio bolghino, mi basti tu.....................
mimmì fa casino, lei vuole giocare con me è vera fatta di peli e unghioli........, ma non me la sento, ciho mal di testa............... 
bloghino mò ti saluto, a più tardi............ mi stai simpatico............... ciaoooooooooooooooo 

giovedì 13 gennaio 2011

LE RONDINI

                                      

 


                                  
    
                               LE  RONDINI

                                                                     










                                          

                                  

 





Qui ho imparato a conoscere le rondini. 

Volando basso quasi a toccare i tetti, riempivano il cielo di garriti. Erano i voli del tramonto, quando il sole sta già quasi per toccare l’orizzonte e i neri uccelli si preparano alla notte.

Della mia casa, del mio balcone, sotto il mio tetto, conservavano il ricordo dei loro nidi; e anno dopo anno la primavera portava nuovi arrivi. Da sotto le tegole si buttavano giù stridendo la loro follia con voli rotondi pieni di anse e di sfumature barocche.

Si avviticchiavano intorno a pilastri di limpida aria, correvano lungo corridoi fra alte pareti di azzurro, dentro un mare d’aria volteggiavano buttandosi giù verso abissi di profonda luce; io le vedevo e ferma, cercavo di confondermi dentro le loro spirali.

Piroettavano, ed entravano nel mio cuore di tenero grano fanciullo, scorrendo tra rossi papaveri persi nei suoni dei loro sussurri. Andavano lontano e l’orizzonte dei miei occhi si perdeva sull’infinito brulicare dei campi, piccole rocce affioravano dentro un mare di colline e le rondini sparivano come i miei sogni.
Il campanile, tozzo e quadrato, fatto di pietra dura stava lì  e le campane tacevano intanto che le rondini a turno come nere frecce entravano e uscivano dalle sue bocche aperte. Il tramonto calava cupo e misterioso, i vicoli cominciavano a tacere, e il blù, dopo una giornata di squillante celeste, raccoglieva i suoi densi colori preparandosi a tingersi di nero.

Io conoscevo le rondini, ad una ad una giravano attorno alla mia testa e ad una ad una sparivano sotto le tegole, intanto che il cielo pieno di nero colore, riluceva di stelle anch’esse barocche.

Il mio quartiere nascondeva il suo sonno dietro la chiesa di San Domenico, una volta chiesa madre. Allora era solo una vecchia chiesa sgangherata, e come una dama povera e decaduta, appoggiava la sua corpulente fragilità sulle povere case che nei secoli le erano cresciute attorno; ma nessuna aveva mai superato il campanile tozzo e svettante, sicuro ricettacolo di uccelli e pipistrelli che a turno ne facevano il proprio nido. Mi incuriosivano e mi spaventavano quelle bocche affamate dove i neri uccelli entravano per perdersi al suono delle campane. Campane che improvvise sghignazzavano struggenti battiti e cupi boati, e sempre gli uccelli stridevano nei suoi silenzi. Ma perché entravano dentro queste fornaci di buio, che a volte cambiando prospettiva, saettavano sciabolate di luci?

 Cosa trovavano le rondini la dentro, di così fascinosamente misterioso si da attirarle in trappole di suoni?  Forse erano le erbe che lassù, fra le sue mura, crescevano ampie e rigogliose e in molteplici ciuffi penzolavano dondolandosi ai rabbuffi del vento.

Non ho mai scoperto, nemmeno nei miei pensieri più estremi, quale fosse l’attrazione fatale delle rondini, che ad una ad una garrivano come dardi d’amore avvolgendo con fili d’erba il vecchio campanile.




 



 

SAGGEZZA

CONFERME

El sueno de la razon produce monstros

CORNOVAGLIA

CORNOVAGLIA

STELLE D'ORO

S'è CAPITO CHE ADORO I MICI???????????????????


era una notte buia e tempestosa

OSCAR WILDE

Sogna come se dovesi vivere sempre, vivi come se dovessi morire oggi.
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Quando si è giovani si pensa che i soldi siano tutto, quando si è vecchi... si scopre che è così!
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La vita non è altro che un brutto quarto d'ora, composto da momenti squisiti
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É sempre con le migliori intenzioni che si sono prodotte le opere peggiori
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La vita è una cosa troppo seria perché si possa parlarne sul serio
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L'unico modo per liberarsi da una tentazione è cedervi

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ULISSE


Fatti non foste a viver come bruti
ma per seguir virtute e canoscenza"






e volta nostra poppa nel mattino
de’remi facemmo ali al folle volo,